kif
✗ كَيْف (kayf)
✓ كَيْف (kayf) = come / maniera / piacevole; in francese gergo = hashish
In arabo, kayf significa «come» (interrogativo) o «maniera, piacere» (sostantivo). Il senso «droga» è una deriva franco-coloniale del Maghreb. In MSA non si userà mai kayf per parlare di stupefacente: occorre حشيش (ḥashīsh).
bled
✗ بِلاد (bilād)
✓ بِلاد (bilād) = paese, regione
Parola araba neutra standard che designa un paese o una regione. In francese, il termine ha ereditato una connotazione peggiorativa («buco sperduto») o affettiva («paese natale nostalgico»), ma in arabo resta elegante e formale.
toubib
✗ طَبِيب (ṭabīb)
✓ طَبِيب (ṭabīb) = medico
Parola dell'arabo classico del tutto formale per «medico». In francese è diventata familiare se non affettuosa. Inversione totale di registro: un paziente marocchino che dice «ṭabīb» nel suo arabo formale è l'equivalente di un francese che direbbe «sanitario», non «toubib».
alcool
✗ الكُحْل (al-kuḥl)
✓ خَمْر (khamr) per la bevanda; الكُحْل (al-kuḥl) = polvere di kohl per gli occhi
Falso amico di grande portata. In arabo, al-kuḥl designa una polvere cosmetica per il trucco degli occhi, non una bevanda. Il senso «etanolo distillato» è apparso presso gli alchimisti europei (Paracelso, XVI secolo). Per bevanda alcolica, l'arabo utilizza piuttosto خَمْر (khamr) o مَشْرُوب كُحُولِيّ (mashrūb kuḥūlī).
magasin / magazine
✗ مَخْزَن (makhzan)
✓ مَتْجَر (matjar) = negozio; مَجَلَّة (majalla) = rivista
Il francese magasin (negozio) e magazine (rivista) provengono entrambi dall'arabo makhzan (deposito). La parola araba originaria designa un magazzino, non un commercio al dettaglio né una pubblicazione. In Marocco, al-makhzan designa anche l'apparato di Stato. Per tradurre, distinguere matjar (commercio) da majalla (rivista).
café
✗ قَهْوَة (qahwa)
✓ قَهْوَة (qahwa) per la bevanda; مَقْهَى (maqhā) per il luogo
In francese una sola parola per la bevanda e l'esercizio. In arabo, qahwa = la bevanda soltanto; per il luogo si dice maqhā («luogo del caffè»). Confusione frequente: «ho appuntamento al caffè» si traduce con mawʿid fī al-maqhā, non fī al-qahwa.
harem
✗ حَريم (ḥarīm)
✓ حَريم (ḥarīm) = luogo sacro, inviolabile, proibito
Famiglia etimologica con ḥarām (proibito) e iḥrām (stato di sacralizzazione del pellegrino alla Mecca). Il senso arabo primario è «luogo protetto/sacro», non la stanza delle concubine. La deformazione orientalista francese del XVII e XVIII secolo ha ridotto il significato alla connotazione poligamica erotizzata.
azimut
✗ السَّمْت (al-samt)
✓ اِتِّجاه (ittijāh) = direzione
Termine tecnico dell'astronomia araba entrato in francese tramite lo spagnolo acimut e poi il latino medievale. In arabo moderno si utilizza ittijāh per «direzione» (al-samt è raro e dotto). L'espressione francese «tous azimuts» non ha equivalente diretto.
bicyclette
✗ بيسكلاطة (bisiklīṭa) in darija; دَرَّاجَة (darrāja) in MSA
✓ دَرَّاجَة (darrāja)
Falso amico inter-arabo: un algerino dirà bisikla (prestito francese), un saudita non lo capirà e dirà darrāja. Trappola tipica darija contro MSA: una parola resta francese nel dialetto ma ha un equivalente arabo puro nella lingua standard. Scegliere darrāja per un testo scritto panarabo.
matelas
✗ مَطْرَح (maṭraḥ)
✓ مَرْتَبَة (martaba) o فِرَاش (firāsh)
L'arabo maṭraḥ designa «il luogo dove si getta/stende» il cuscino, non l'oggetto imbottito. Il senso oggettuale è una specializzazione francese medievale derivata dalle Crociate. Per tradurre «materasso» nel senso moderno, l'arabo utilizza martaba (materasso, cuscino) o firāsh (biancheria da letto).